è la scelta giusta o una mia autoconvinzione? dubbi pre test di ammissione

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3 Mesi 5 giorni fa #316248 da Sakura
Sono diplomata al liceo classico con 100 e lode e non ho grandi basi nelle materie scientifiche. Ho iniziato a studiare per il test di medicina perchè vorrei provarlo a settembre, ma sto trovando difficoltà nell'ingranare con le materie come chimica e biologia (mi piacciono tanto invece logica e cultura generale. Forse ciò è determinato dal fatto che mi sento alle strette con i tempi e per la prima volta in vita mia sto vivendo lo studio con ansia (ho meno di due mesi e poca concentrazione). Ci sono però miei compagni che studiano da due anni e questo mi demoralizza un po' perché mi da la sensazione di non avere molto tempo per fare tutto bene, anche se sono stata io a decidere di non voler spendere due anni a prepararmi. Mi sto anche chiedendo cosa voglio veramente per il futuro. La prima volta che ho detto:"voglio fare il medico" avevo 3 anni. Era nato mio fratello e siccome era prematuro (7mesi) stava in incubatrice ed io ero rimasta colpita dai camici e dagli strumenti dei medici in ospedale e avevo fatto amicizia con gl'infermieri la cosa è durata un po'. Dicevo di voler fare la dottoressa dei bambini (poi ho scoperto che si diceva pediatra e ho iniziato ad usare quel termine), visitavo le mie bambole e mi ero creata un'amica immaginaria che di lavoro faceva il medico. Gli adulti, ridendo di questi miei giochi, incoraggiavano quest'idea della medicina come mio futuro ed io quindi sono cresciuta con questa convinzione. Ho avuto talmente tanto in testa quell'idea, che per molto tempo non sono riuscita a immaginare qualsiasi altro lavoro esistente che non fosse medicina. Ma se mi chiedete il perché adesso sto provando il test non dico che è la mia passione da sempre o la realizzazione della mia vita. Invidio chi trova davvero questa motivazione e trovo ipocrita chi lo fa per moda. Non so se è del tutto giusto dare ascolto alle fantasie di una bambina. Da bambini si sogna senza considerare qual è la strada che ti porta a quella cosa e che cosa implica. Crescendo non ho mai abbandonato del tutto l'idea, ma ho iniziato a vederla in maniera più completa, con i pro e i contro e ho avuto dei momenti di forte dubbio. Inoltre ho sviluppato altre passioni molto più forti: la scrittura e la pittura. Arrivata alla quinta superiore mi sono trovata a dover considerare per la prima volta la scelta dell'università non più come un qualcosa di cui fantasticare perché tanto é lontana, ma come una scelta ben più concreta e questo mi mette paura di sbagliare strada e perdermi. Ho notato con un certo fastidio come iscriversi a medicina sia in questo "di moda" e tutti dicano con fervore:"Darei qualsiasi cosa pure di passare il test, perché veramente medicina é la strada della mia vita, sarò realizzata solo se faccio questo." Per carattere se una cosa la fanno tutti inizia ad entusiasmarmi di meno e in generale questo sentir dire da chiunque voglia provare il test che medicina é quello che ha sempre voluto fare nella vita mi disorienta perché io adesso non provo tutto questo trasporto che gli altri dicono di avere e allora mi chiedo:"Sto sbagliando qualcosa?" Ho considerato diversi fattori riguardo a questa facoltà. Mi sono resa conto di essere molto ipocondriaca e questo mi ha portato a chiedermi:"Studiare medicina può essere controproducente o al contrario utile?" Lo vedrò soltanto studiandola, ma al momento credo che conoscere davvero i meccanismi del nostro corpo e la malattia può aiutarmi ad averne meno paura e a saper trattare il tutto in maniera meno irrazionale, senza impanicarmi al primo mal di testa. Inoltre mi affascinano l'anatomia e la genetica. Nonostante abbia paura della malattia e terrore della morte, non mi fa alcuna impressione vedere sangue, organi o cose simili. A volte vedo la medicina come una sfida a questa mia paura, come un tentativo di difendere la vita nel momento in cui è possibile (consapevole ovviamente della debolezza umana e del fatto che un medico non è onnipotente). Sono strasicura che non farò mai l'oncologo, perché sono empatica e non so lasciarmi alle spalle un pensiero, per cui morirei insieme ad ogni paziente. Non farei neanche il chirurgo perché richiede troppa responsabilità. Ma la cosa che mi piace di medicina é proprio il fatto che dia tantissime scelte di specialistica, per cui posso davvero dedicarmi a quella che tra tutte mi interessa di più. Preferirei di gran lunga aprire un ambulatorio e non lavorare in ospedale, in maniera tale da potermi gestire più liberamente e trovare del tempo per me stessa. Sono ancora attratta dalla pediatria e in ogni caso vorrei fare qualcosa che in qualche modo sia felice o nella quale io possa portare felicità. Un'altra cosa che mi sembra bella della professione del medico é il contatto umano. Quindi ci sono una serie di razionali ragioni per cui trovo positiva la scelta di medicina, ma è un po' come una lotta tra mente e cuore e questa convinzione razionale non è accompagnata dalla curiosità o da un interesse particolare, almeno per il momento. Come citavo prima, crescendo ho sviluppato una passione fortissima per la scrittura e la pittura e l'ho coltivata partecipando a concorsi letterari. Quindi idealmente sarei felice facendo l'artista, vivendo di arte. Purtroppo però la società di oggi ci ha abituati all'idea del "lavoro sicuro". Parlando di futuro lavorativo o scelta universitaria, non esiste un'università specifica per la scrittura e nessuno vive solo di libri. Al giorno d'oggi le università che danno maggiori possibilità di lavoro sono quelle scientifiche, mentre facoltà come lettere o psicologia (che mi piacerebbero) hanno pochi sbocchi e credo di non voler fare l'insegnante. Ecco, medicina é la facoltà che tra le altre considero migliore anche per degli aspetti pragmatici, nel senso che concilia un po' i miei interessi con una certa sicurezza lavorativa. Diciamo che è il lavoro meno peggio tra gli altri. hoSe ho tutti questi motivi per cui medicina al momento mi sembra bella, perché dico allora di non avere tutta la grande passione di cui parlano molti altri o di quando ero bambina? L'ho citato già nei messaggi precedenti, crescendo ho sviluppato una passione fortissima per la scrittura e la pittura e l'ho coltivata partecipando a concorsi letterari. Ma parlando di futuro lavorativo o scelta universitaria, non esiste un'università specifica per la scrittura e nessuno vive solo di libri. Al giorno d'oggi le università che danno maggiori possibilità di lavoro sono quelle scientifiche, mentre facoltà come lettere o psicologia (che mi piacerebbero) hanno pochi sbocchi e credo di non voler fare l'insegnante. Ecco, medicina é la facoltà che tra le altre considero migliore anche per degli aspetti pragmatici, nel senso che concilia un po' i miei interessi con una certa sicurezza lavorativa. Diciamo che è il lavoro meno peggio tra gli altri. É una facoltà che, seppur scientifica, conserva secondo me un lato umano/umanistico ed è a metà tra le facoltà che mi darebbero un buon lavoro ma non mi piacerebbero e quelle che invece mi piacerebbero ma offrirebbero ben poche opportunità. Almeno io credo così, può darsi che provandola capirò di essermi sbagliata. La cosa che mi ha dato più forza é stato leggere di moltissimi medici-scrittori più o meno famosi, per cui non mi sono sentita sola e credo anche che il contatto umano presente nella medicina potrebbe darmi tanti spunti di vita da inserire nella scrittura.Medicina dunque non sarà la realizzazione della mia vita (come invece sembra essere per tutti), ma una tappa per poi avere anche altro. Sbaglio a vedere la mia vita così? È come se in un certo senso scendessi a compromessi tra la sicurezza e il sogno. La mia strada, il sogno raggiunto il quale potrò dire di aver fatto tutto quello che volevo, é pubblicare libri e illustrarli. Per cui vorrei chiedere: posso provare il test e contemporaneamente coltivare le mie passioni? Posso trovare il tempo, lavorando come dicevo in ambulatorio, per dedicarmi anche ad altro oltre alla medicina? Materialmente e concretamente la professione ruba tutto il tempo, o riuscirò a lavorare anche all'arte senza trascurare le due cose? La mia paura é che la scelta sia dettata soltanto da un auto convincimento e di non riuscire alla fine a trovare il tempo e i mezzi per le mie passioni e rimanere quindi infelice. E se per caso passassi il test e dopo un po' mi accorgessi che non voglio continuare? Dovrei sentirmi in colpa a cambiare facoltà? Perdonatemi per la lunghezza del messaggio

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2 Mesi 20 Ore fa #316261 da Alber
Io ti sconsiglio meidicina date le premesse da cui parti. Io sono al quinto anno e spesso mi sento ingabbiato nelle nozioni e nel metodo di studio. Ben poco di scientifico, ben poco di certo. C'è una sorta di apparente conoscenza e una profonda incertezza nelle materie. Ti dirò che ad oggi non sono ancora convito di far il medico, non lo farò se questo comporterà avere una notevole pressione lavorativa e un ambiente altamente stressante come quello attuale negli ospedali.
Quello che ho imparato dai momenti di sconforto e realizzazione del fatto che il mondo medico era una mia idealizzazione del lavoro migliore, è che per capire se stai intraprendendo la strada giusta devi guardare nel tuo passato e capire quali sono stati i tuoi momenti felici, cosa stavi facendo, con chi eri e come quella attività possa diventare un lavoro. Che sia lettura, libri, pittura. Spegni la spia di meidicina e ipotizza uno scenario in cui ti senti felice nel fare una cosa che hai già fatto o qualcosa di molto simile.
Devi scegliere un campo di studio che ti dia piacere nel mentre che lo studi.
Per quanto mi riguarda mi piace la scienza, mi piace capire come funzionano le cose, ma spesso nello studio medico il ragionamento è l'ultimo gradino di infiniti gradini di nozioni spesso incerte e contraddittorie. Come se ci fosse un morboso piacere nel classificare. Che sian cellule, patologie, o ipotesi di terapie migliori.
Partire con il risentimento non sarà altro che un primo passo verso altri passi sbagliati.
Perché tu possa vivere con serenità e piacere medicina devi pensare che la felicità deriverà dalla privazione del male dagli altri, e quindi essere un aiuto per gli altri. Avere cura di chi è in difficoltà è senz'altro un gesto nobile e rispettoso, ma deve dare un piacere primario. E diventerà la prima fonte di piacere se si diventa medici. Bisogna saperne attingere. Tutto il resto verrà dopo. Puoi conciliare altri interessi, ma se già ora sai che sono più piacevoli, allora seguile, perché altrimenti vivrai il ruolo del medico come un sacrificio verso tutte quelle altre attività che ti godrai solo nelle pause che ti saprai concedere.

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