Il Berlusconismo

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11 Anni 11 Mesi fa #196514 da
Risposta da al topic Re:Il Berlusconismo
notizia fresca fresca, data anche ieri sera da report con dovizia di particolari

Hanno depositi per 60 milioni.
La cifra rivelata da Report: 50
milioni fanno capo alle holding guidate da Marina e Piersilvio
I misteri della Banca Arner
con i depositi di Berlusconi e figli
E spunta anche un bonifico per la villa di Antigua
di WALTER GALBIATI

I misteri della Banca Arner con i depositi di Berlusconi e figli

Barca Arner, sede di Lugano
MILANO - Che la signora Teresa Macaluso e il premier Silvio Berlusconi abbiano i conti correnti presso la stessa banca non dovrebbe creare nessun problema. Ma se la banca si chiama Banca Arner, commissariata dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti su indicazione della Banca d'Italia di Mario Draghi per operazioni sospette di riciclaggio, e la signora risulti essere la moglie di Francesco Zummo, costruttore di Palermo, considerato dalla procura vicino alle cosche mafiose, le cose si fanno un po' più complicate.

Anche perché, come rivelato dalla puntata di Report trasmessa ieri, il premier ha depositato presso la sede milanese della piccola banca elvetica qualcosa come 60 milioni di euro, divisi tra un conto corrente personale (il numero uno della banca), sul quale giacciono circa 10 milioni, e conti riconducibili a società della sua famiglia, le holding Italiana Seconda, Quinta e Ottava, amministrate da Marina e Piersilvio Berlusconi, sui quali si trovano altri 50 milioni. La signora Macaluso, tuttavia, non è da meno perché da sola può vantare un deposito di ben 13 milioni. Quei soldi se fossero in Unicredit o in Banca Intesa, le due più grandi banche italiane con migliaia di sportelli, passerebbero inosservati, ma siccome si trovano presso la piccola Banca Arner, una sede a Lugano e tre filiali tra Milano, Nassau e Dubai, e rappresentano un quarto degli attivi della banca, destano un po' di scalpore. Anche perché Arner è stata da sempre il crocevia di alcune operazioni sospette riconducibili alla galassia Berlusconi e di recente è di nuovo piombata al centro delle cronache giudiziarie per l'arresto di Nicola Bravetti, amministratore e membro della direzione generale della banca, nonché dirigente dell'Organo di contatto per la lotta contro il riciclaggio di denaro dell'Ufficio di controllo del Dipartimento federale delle finanze elevetiche. Con lui, a maggio 2008, sono finiti ai domiciliari, gli imprenditori Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlio, tutti con l'accusa di concorso in intestazione fittizia di beni, aggravato dall'aver agito al fine di favorire Cosa nostra: avrebbero consentito alla moglie di Francesco, Teresa Macaluso appunto, di intestarsi tra il 2003 e il 2005 la somma di circa 13 milioni provenienti secondo l'accusa dagli affari della mafia. Il tramite tra gli Zummo e Bravetti, sarebbe stato l'avvocato milanese Paolo Sciumè.

Come Berlusconi, tuttavia, ci sono anche altri nomi celebri ad aver rapporti fiduciari con la banca. Qui hanno i conti correnti Ennio Doris, fondatore del gruppo Mediolanum, la famiglia dell'avvocato Cesare Previti, condannato in via definitiva per i casi Imi-Sir e Lodo Mondadori e il fiscalista Salvatore Sciascia, un veterano di casa Fininvest. Qui vengono gestite due società anonime, la Centocinquantacinque e la Karsira Holding, che a cascata controllano due società amministrate dalla famiglia Acampora, quella dell'avvocato Giovanni Acampora condannato con Previti sempre per il Lodo Mondadori. E qui vengono gestiti i soldi della Flat Point, una immobiliare che sta costruendo ville ad Antigua e tra i cui acquirenti ci sarebbe anche Silvio Berlusconi. Report ieri ha parlato di un bonifico da 3,367 milioni del premier indirizzato proprio alla Flat Point.

La ragione del fitto intreccio tra Banca Arner e il mondo Fininvest sta nella storia stessa della banca. Uno dei fondatori della Arner, infatti, è un uomo di fiducia di Berlusconi, Paolo Del Bue, un romano trasferitosi in Svizzera, dove insieme con Nicola Bravetti, Giacomo Schraemli e Ivo Sciorilli Borelli ha dato vita a una fiduciaria che nel 1994 si è trasformata in Banca Arner. Non si sa se Del Bue, che ha lasciato la carica di amministratore nel 2005 è ancora tra i soci, ma era di certo in Arner quando, secondo la ricostruzione fornita agli inquirenti dall'ex presidente del Torino Gianmauro Borsano, la società panamense New Amsterdam, amministrata fiduciariamente da Arner, versò in nero 10 miliardi di lire al Torino per il passaggio del calciatore Gianluigi Lentini al Milan.

Ma l'importanza di Del Bue si capisce solo dalle carte del processo Mills, l'avvocato inglese condannato in appello per essersi fatto corrompere da Berlusconi per testimoniare il falso nei processi del premier. Nelle motivazioni della condanna il tribunale spiega che Mills si fece pagare per nascondere ai giudici italiani che le società offshore Century One e Universal One erano riconducibili non ai manager della Fininvest, ma "direttamente a Silvio Berlusconi". I conti esteri di quelle due società erano gestiti proprio da Del Bue, che da quei conti prelevava anche ingenti somme in contanti. In tre anni Del Bue ha trasformato in moneta sonante ben 100 miliardi di lire.

© Riproduzione riservata (16 novembre 2009) Tutti gli articoli di cronaca

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11 Anni 11 Mesi fa #196548 da
Risposta da al topic Re:Il Berlusconismo
Editoriale di Alessandro Cardulli

“Oggi  moriranno per fame diciassettemila bambini”. E’ l’annuncio drammatico del segretario generale della Nazioni Unite, Ban Ki Moon, al vertice mondiale sulla sicurezza alimentare. Ogni cinque secondi muore un bambino, sei milioni in un anno. Più di un  miliardo di persone non hanno cibo.

E Berlusconi che presiede l’assemblea che fa? Racconta barzellette e sfoggia battute che non fanno nemmeno ridere. Il suo amico Gheddafi? Si pavoneggia con duecento hostess, reclutate da una agenzia, altezza minima un metro settanta, pagate cinquanta euro, per partecipare a serate nella villa dell’ambasciatore libico. Gheddafi spiega loro il Corano, poi le invita alla Mecca, viaggio premio con finanziamento.

La drammaticità della situazione, oltre che dalle parole del Segretario dell’Onu, è denunciata dal Direttore generale della Fao, Jacques Diouf,  che si è presentato a Roma facendo lo sciopero della fame, dormendo all’addiaccio. Un gesto di protesta contro i potenti del mondo capaci solo di parlare quando si incontrano nei vari “G” che si svolgono in tutto il mondo, con sempre maggior frequenza,  per non decidere niente. Allo sciopero della fame e della sete si sono aggregati alcuni “imitatori” a partire dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dimentico dei provvedimenti adottati dalla sua amministrazione contro i deboli, gli immigrati, quindi bambini compresi.

Ma le parole del segretario generale dell’Onu e poi quelle del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’accorato appello del Pontefice, le manifestazioni di cui sono state protagoniste le organizzazioni non governative che operano là dove la morte per fame, per malattie, fa parte della vita di tutti i giorni, è la “normalità”, quelle dei contadini arrivati a Roma con i trattori per dire che la terra può dare prodotti per tutti, sono scivolate via come l’acqua di un torrente su questa assemblea. Un fallimento: è poco, qualcosa di più,qualcosa di peggio.

Questa riunione dei capi di stato e di governo ha stabilito che di quei quarantaquattro miliardi che sarebbero necessari per dimezzare gli affamati entro il 2015, secondo l’impegno assunto con il G8 dell’Aquila, lo spot di Berlusconi,  era meglio non parlarne.

È stato approvato, infatti, un documento messo a punto dagli ambasciatori e composto da 41 paragrafi, un preambolo e cinque obiettivi in cui si ribadisce che entro il 2015 si deve dimezzare il numero degli affamati . Ma i potenti riuniti a Roma sanno bene che ciò sarà impossibile e non si preoccupano neppure di fingere. Nessun paese è intenzionato a mettere un soldo bucato. Al danno, una tragedia per un miliardo di affamati, si aggiunge la beffa, il ridicolo, la pagliacciata.

Intanto i capi di  governi dei paesi ricchi si sono ben guardati dal farsi vivi. Inutile fare nomi perché la lista occuperebbe troppo spazio. Occupano la scena le “first ladies” di alcuni dei capi di governo che non brillano certo per spirito democratico. Anzi, paesi dove sta di casa la dittatura come l’Iran. A tenere banco è proprio la moglie di  Ahmadinejan, il dittatore iraniano la quale ha detto che “l’ispirazione religiosa  ha  effettivamente aumentato la sicurezza alimentare”.

Si ribellano  i rifugiati politici iraniani che vivono in Italia la cui associazione ha duramente condannato il regime liberticida esistente nel paese governato dal marito della  “first lady”. Sempre in tema di dittatori, abbiamo già ricordato, le “gesta “ del colonnello Gheddafi il quale, stretto in un abbraccio da  Berlusconi, ha giurato eterna amicizia al Cavaliere.

E sulle orme di “papi” ha organizzato le sue serate con l’aiuto di una agenzia, la Hostess Web, che recluta le ragazze. A differenza del Cavaliere di Arcore, il colonnello che questa volta ha utilizzato la villa dell’ambasciatore invece della “tenda beduina”, ha chiesto che le hostess fossero vestite elegantemente. Niente minigonne e scollature. Tutte sedute in un salone a formare una specie di semicerchio con le più carine in prima fila: quasi un’ora di lezione di Corano. Pare che Berlusconi sia stato molto interessato da questa iniziativa del colonnello-dittatore e ne terrà conto nell’organizzazione delle prossime feste a Villa Certosa.  Senza però rinunciare al dilettevole e a qualche abitino che scopre qualcosa.

Il capo del nostro governo ha trovato il modo di non presentarsi al processo di Milano per questioni che riguardano Mediaset, e di fare il solito gigione aprendo i lavori della assemblea. Ha raccontato barzellette e fatto battute che neppure i vecchi comici dell’avanspettacolo si sarebbero sognati di pronunciare. Riportiamo la barzelletta perché, come si dice, al peggio non c’è mai limite: “ Una volta Marx – dice – ritorna sulla Terra e chiede al Soviet di parlare per un mese. Il soviet si rifiuta e allora lui chiede di parlare per una settimana, poi un giorno, poi un’ora. Alla fine si accordano per tre minuti. Allora Marx andò in televisione e disse: ‘Lavoratori di tutto il mondo, scusatemi’”. 

Già, ma la fame del mondo, i bambini che muoiono, i soldi che gli Stati taccagni si tengono ben stretti nelle loro casse? Che c’entra, a volte basta un sorriso. 

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11 Anni 11 Mesi fa - 11 Anni 11 Mesi fa #196585 da Morfeo
Risposta da Morfeo al topic Re:Il Berlusconismo
Trascrizione della lettera scritta da Giacomo Ulivi  (eroe della Resistenza) durante i mesi di forzato esilio a Modena. il documento si può considerare il suo testamento spirituale. L’originale è stato scritto su 14 foglietti staccati da un taccuino e poi ritrovati dopo la sua morte, tra le pagine dei suoi libri nella sua casa di via Castel Maraldo.
Leggetela e riflettete.



Cari amici,
vi vorrei confessare innanzi tutto, che tre volte ho strappato e scritto questa
lettera. L’avevo iniziata con uno sguardo in giro, con un sincero rimpianto per le rovine
che ci circondano, ma, nel passare da questo argomento di cui desidero parlarvi, temevo
di apparire "falso", di inzuccherare con un patetico preambolo una pillola propagandistica.
E questa parola temo come un’offesa immeritata: non si tratta di propaganda ma di un esame
che vorrei fare con voi.
Invece dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi. Per abituarci a
vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quan-
to da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. Non voglio sembrarvi un Savo-
narola che richiami il flagello. Vorrei che con me conveniste quanto ci sentiamo imprepara-
ti, e gravati di recenti errori, e pensassimo al fatto che tutto noi dobbiamo rifare. Tutto
dalle case alle ferrovie, dai porti alle centrali elettriche, dall’industria ai campi di grano.
Ma soprattutto, vedete, dobbiamo fare noi stessi: è la premessa per tutto il
resto. Mi chiederete: perché rifare noi stessi, in che senso? Ecco per esempio, quanti di
noi sperano nella fine di questi casi tremendi, per iniziare una laboriosa e quieta vita,
dedicata alla famiglia e al lavoro? Benissimo: è un sentimento generale, diffuso e soddi-
sfacente. Ma, credo, lavorare non basterà; e nel desiderio invincibile di "quiete", an-
che se laboriosa è il segno dell’errore. Perché in questo bisogno di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica. È il tremendo, il più
terribile, credetemi, risultato di un’opera di diseducazione ventennale, di diseducazione
o di educazione negativa, che martellando per vent’anni da ogni lato è riuscita ad inchio-
dare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della "sporcizia" della politica, che mi sembra sia stato ispirato per due vie. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è un lavoro di "specialisti".
Duro lavoro, che ha le sue esigenze: e queste esigenze, come ogni giorno si vedeva, era-
no stranamente consimili a quelle che stanno alla base dell’opera di qualunque ladro e gras-
satore. Teoria e pratica concorsero a distoglierci e ad allontanarci da ogni
attività politica. Comodo, eh? Lasciate fare a chi può e deve; voi lavorate e credete, que-
sto dicevano: e quello che facevano lo vediamo ora, che nella vita politica – se vita poli-
tica vuol dire soprattutto diretta partecipazione ai casi nostri - ci siamo stati scaraventati dagli eventi. Qui sta la nostra colpa, io credo: come mai, noi italiani, con tanti seco-
li di esperienza, usciti da un meraviglioso processo di liberazione, in cui non altri che i
nostri nonni dettero prova di qualità uniche in Europa, di un attaccamento alla cosa pubbli-
ca, il che vuol dire a sé stessi, senza esempio forse, abbiamo abdicato, lasciato ogni dirit-
to, di fronte a qualche vacua, rimbombante parola? Che cosa abbiamo creduto? Creduto gra-
zie al cielo niente ma in ogni modo ci siamo lasciati strappare di mano tutto, da una minoran-
za inadeguata, moralmente e intellettualmente.
Questa ci ha depredato, buttato in un’avventura senza fine; e questo è il lato più
"roseo", io credo: Il brutto è che le parole e gli atti di quella minoranza hanno

[Pagina 2]

intaccato la posizione morale; la mentalità di molti di noi. Credetemi, la "cosa pubblica"
è noi stessi: ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune, una parola grossa e vuota,
come "patriottismo" o amore per la madre in lacrime e in catene vi chiama, visioni baroc-
che, anche se lievito meraviglioso di altre generazioni. Noi siamo falsi con noi stessi, ma
non dimentichiamo noi stessi, in una leggerezza tremenda. Al di là di ogni retorica, consta-
tiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro
mondo, insomma, che ogni sua sciagura è sciagura nostra, come ora soffriamo per l’estrema
miseria in cui il nostro paese è caduto: se lo avessimo sempre tenuto presente, come sarebbe
successo questo? L’egoismo – ci dispiace sentire questa parola- è come una doccia fredda,
vero?
Sempre tutte le pillole ci sono state propinate col dolce intorno; tutto è stato am-
mantato di rettorica; Facciamoci forza, impariamo a sentire l’amaro; non dobbiamo celarlo
con un paravento ideale, perché nell’ombra si dilati indisturbato.
E’ meglio metterlo alla luce del sole, confessarlo, nudo scoperto, esposto agli sguar-
di: vedrete che sarà meno prepotente. L’egoismo, dicevamo, l’interesse, ha tanta parte in
quello che facciamo: tante volte si confonde con l’ideale. Ma diventa dannoso, condannabile,
maledetto, proprio quando è cieco, inintelligente. Soprattutto quando è celato. E, se ragioniamo,
il nostro interesse e quello della "cosa pubblica", insomma, finiscono per coincidere.
Appunto per questo dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più
delicato e importante. Perché da questo dipendono tutti gli altri, le condizioni di tutti gli
altri. Se non ci appassionassimo a questo, se noi non lo trattiamo a fondo, specialmente
oggi, quella ripresa che speriamo, a cui tenacemente ci attacchiamo, sarà impossibile. Per
questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma, cominciamo a guardare in
noi, e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati,
di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto
sapere!
Ricordate, siete uomini, avete il dovere se il vostro istinto non vi spinge ad eserci-
tare il diritto, di badare ai vostri interessi, di badare a quelli dei vostri figli, dei
vostri cari. Avete mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del nostro Paese,
di noi stessi: quale peso decisivo avrà la nostra volontà se sapremo farla valere; che nostra
sarà la responsabilità, se andremo incontro ad un pericolo negativo? Bisognerà fare molto.
Provate a chiedevi in giorno, quale stato, per l’idea che avete voi stessi della vera
vita, vi pare ben ordinato: per questo informatevi a giudizi obbiettivi. Se credete nella
libertà democratica, in cui nei limiti della costituzione, voi stessi potreste indirizzare
la cosa pubblica, oppure aspettare una nuova concezione, più egualitaria della vita e della
proprietà. E se accettate la prima soluzione, desiderate che la facoltà di
eleggere, per esempio sia di tutti, in modo che il corpo eletto sia espressione diretta e
genuina del nostro Paese, o restringerla ai più preparati oggi, per giungere ad un progres-
sivo allargamento? Questo ed altro dovete chiedervi. Dovete convincervi, e prepararvi a
convincere, non a sopraffare gli altri, ma neppure a rinunciare.
Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi.
Termino questa lunga lettera un po’ confusa, lo so, ma spontanea, scusandomi ed augurandoci buon lavoro.

Black as night, black as coal, I wanna see the sun blotted out from the sky,I wanna see it painted black.
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11 Anni 10 Mesi fa - 11 Anni 10 Mesi fa #197025 da Theli
Risposta da Theli al topic Re:Il Berlusconismo
Le parallele asimmetriche:

ROMA - "Se c'è una persona che per indole, sensibilità, mentalità, formazione, cultura ed impegno politico, è lontanissima dalla mafia questa persona sono io. Se c'è un partito che in questi anni più si è distinto nel contrastare la criminalità organizzata, questo partito è stato Forza Italia ed oggi è Il popolo della Libertà. Se c'è un governo che più di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi più netti e coerenti, questo è il mio governo". Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi torna a contestare le voci che lo vorrebbero coinvolto nei processi per le stragi di mafia. [...]

"Il mio governo - assicura Berlusconi - sarà ricordato anche come il governo che la lanciato la sfida più determinata alla mafia nella storia della nostra Repubblica".


Fonte: www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronac...erlusconi-mafia.html

Marcello Dell'Utri (Palermo, 11 settembre 1941) è un politico italiano, attualmente senatore della Repubblica per il Popolo della Libertà. Stretto collaboratore di Silvio Berlusconi sin dagli anni settanta e suo socio in Publitalia '80, nel 1993 fondò con lui il movimento politico Forza Italia. Ha subito una condanna in primo grado per concorso esterno in associazione di tipo mafioso e in Cassazione per frode fiscale. [...]

Concorso esterno in associazione mafiosa
Le indagini iniziano nel 1994, l'anno dell'entrata in politica, con le prime rivelazioni che confluiscono nel fascicolo 6031/94 della Procura di Palermo.
Il 2 gennaio 1996 viene messo sotto accusa nell'ottobre dello stesso anno il gip di Palermo lo rinvia a giudizio, e il processo inizia il 5 novembre 1997.
In data 11 dicembre 2004, il tribunale di Palermo ha condannato Marcello Dell'Utri a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il senatore è stato anche condannato a due anni di libertà vigilata, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento dei danni (per un totale di 70.000 euro) alle parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo.

Nel testo che motiva la sentenza si legge: « La pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici.  »

Inoltre: « Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle file dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perchè era in corso il dibattimento di questo processo penale. »


Fonti: it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Dell'Utri
          www.narcomafie.it/sentenza_dellutri.pdf

Edit: www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Itali...ul_concorso_esterno/

Dell'Utri ha poi affermato che il «concorso esterno per mafia non è un reato» («come scriveva Plinio il Giovane il reato di lesa maestà è l'unico che consenta di incriminare un non criminale») e che Berlusconi non si fa processare perché «ha un carattere diverso» dal suo e «ritiene una vera ingiustizia essere accusato di cose inesistenti».
Sul giudizio su Mangano, il famoso stalliere di Arcore, nessun rimorso: «Ho detto che era un eroe e lo ripeto». «Era stato un anno con me perché lavorava nella villa di Berlusconi, è venuto fuori dopo che era in odore di mafia, non potevo saperlo. Dal carcere non ha detto nulla contro me o Berlusconi, anche se gli era stato promesso di uscire».


Per chi non sapesse chi era Mangano: it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano



"In ogni caso, veniamo dal nulla e andiamo nel nulla, e non c'è nulla di cui preoccuparsi" (Peter Wessel Zapffe)
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11 Anni 10 Mesi fa #197405 da Morfeo
Risposta da Morfeo al topic Re:Il Berlusconismo
L’aggressione a Berlusconi e l’ineccepibile posizione di Di Pietro
di Angelo Orsi

Si potrebbe almanaccare a lungo sul valore simbolico di quel gadget a forma di duomo di Milano (se le testimonianze riferite dicono il vero) scagliato sul volto dell’uomo che dalla Madunina ha cominciato il suo viaggio verso il potere. O meglio, l’onnipotenza. Un volto che artifici cosmetici e chirurgici vorrebbero conservare intatto nel tempo, e che in un attimo viene prostrato dal sangue che copioso sgorga dalla ferita. E il sovrumano rientra nei limiti dell’umano.

Un cavalletto prima, il duomo in miniatura ora – con danni evidenti, stavolta – hanno dimostrato, insomma, che non c’è onnipotenza che tenga. Tutti siamo vulnerabili, anche i capi supremi, anche nelle città poste sotto assedio, nei treni blindati, negli aerei sorvegliati e protetti. E dunque perché gridare allo scandalo se un tale – uno non proprio con tutti i venerdi – aggredisce il simulacro del potere? Quanti capi di Stato e di governo, quante personalità pubbliche sono stati colpiti, talora a morte, e in qualche caso mai si è avuto notizia degli autori delle aggressioni?

E, soprattutto, perché gridare allo scandalo se un uomo politico – in questo caso Antonio Di Pietro, che ha il pregio di dire talora ad alta voce, magari in modo non forbito, o persino sgangherato, quello che altri sussurrano – ha commentato condannando il gesto, ma ricordando il ruolo di fomentatore di discordie del nostro presidente del Consiglio? Non abbiamo forse imparato che chi semina vento raccoglie tempesta? E invece ecco il coro dei laudatores che si prostrano, si strappano i capelli, si lacerano le vesti, e piangono il capo caduto. E, naturalmente, subito rialzatosi, a dimostrazione delle sue qualità eccezionali, che nei giorni scorsi aveva vantato.

Insomma, si può dar torto a Di Pietro? Come invece tutti stanno facendo, ostentando scandalo. Basti riascoltare il tono, prima ancora che i contenuti, dell’ultimo comizio del cavaliere, in quella piazza Duomo che egli ha il torto di considerare “sua” come “sua” è la città, e “suo” è il “popolo delle libertà”. E la giostra di un grottesco servidorame, nella livrea ora di parlamentari, ora di giornalisti, è immediatamente partita. E già v’è chi ha invocato le leggi speciali. Come con gli attentati a Mussolini, come con ogni provocazione: a cominciare dalle bombe di Piazza Fontana di quarant’anni or sono, che ancora attendono verità e giustizia, dietro le frasi rituali, e nel fatale oblio che sta coprendo quella strage.

Ora, “l’attentato” al nuovo duce (il signor Bossi ha parlato senza pudore di “terrorismo”), che cosa dovrebbe comportare? I campi di concentramento, per chi osi ancora dire qualcosa di poco encomiastico sul cavaliere? Il confino di polizia? E dimenticheremo, sotto la maschera improvvisamente da ridanciana divenuta tragica, le nefandezze dette nei giorni scorsi da quest’uomo che si crede Napoleone, e Cesare, e Augusto, e Cristo stesso?

Già, l’onnipotenza. La sindrome dell’onnipotenza, ha da tempo colpito l’uomo che sta guidando la nave Italia verso il suo iceberg, nell’afasia o nel mesto balbettio di quasi tutta l’Opposizione, e nel disinteresse di gran parte del Paese. Che dimentica che quell’uomo è Silvio Berlusconi, già membro della Loggia segreta o deviata “P2”, guidata dal Maestro Venerabile Licio Gelli, il cui programma di “rinascita” per l’Italia è stato sostanzialmente posto in essere, per quello che gli è riuscito finora. Un uomo, la cui fortuna finanziaria si perde ormai nei decenni alle nostre spalle e puzza di marcio. Il cavalier Berlusconi, tra Craxi e amicizie di mafia, tra fidi scudieri e giornalisti conniventi, si è insignorito del controllo del Paese, nella sostanziale indifferenza, quando non complicità di larga parte degli opinion makers.

Si dirà: mica siamo alle barricate. No. Non ancora, forse. Ma siamo di sicuro all’emergenza nazionale. Che ci costringe a ergerci, nella modestia delle nostre forze, ma nella nostra ferma volontà, a difesa dei princìpi di legalità – quelli minimi, già piuttosto scarsi – nella vita pubblica. Ci obbliga a porci a tutela delle istituzioni di garanzia, davanti all’uscio del Quirinale (anche se ne abbiamo criticato talora le esitazioni), dinnanzi al Palazzo dei Marescialli (sede della Corte Costituzionale), e, idealmente, davanti a ogni procura della Repubblica a ogni Tribunale, o Corte d’Assise tra le tante, sparse e disfunzionanti, in quanto vengono loro negati i fondi minimi necessari per funzionare: per potere poi dire che i magistrati non lavorano, e che la giustizia va a rilento, e dunque occorre “abbreviare” e “velocizzare” i processi, mettendo in libertà i delinquenti, a cominciare dai delinquenti potenti, ma lasciando marcire in carcere gli immigrati, il cui “reato” di clandestinità evidentemente è considerato socialmente assai più pericoloso del falso in bilancio, o delle omesse o infedeli dichiarazioni dei redditi.

Ebbene, il silenzio della gran parte degli opinionisti o il loro afasico cerchiobottismo sconcerta. Ora, “l’attentato” li toglierà dall’imbarazzo. Potranno parlare. Ma parleranno per la “vittima”. E deprecheranno il clima di violenza. E saranno evocati gli anni di piombo e così via. Qualcuno, invece, oserà ricordare le responsabilità del cavaliere e dei suoi giannizzeri? Si pensi alle scandalose performance televisive degli Sgarbi o dei Ghedini, dei La Russa o dei Gasparri, dei Belpietro e delle Santanché (finalmente tornata fresca fresca sotto l’ala protettiva del padrone)…

E come possiamo non ricordare certe uscite che hanno fatto il giro del mondo? Un presidente del Consiglio che dichiara di essere il migliore della storia nazionale; europea; mondiale; o che lui ha fatto contro la mafia (!) quello che nessun altro ha fatto (in effetti…). E come possiamo dimenticare il disgusto di aver sentito un manutengolo del Cavaliere, piduista come il suo capo, tale Cicchitto (già socialista “lombardiano”!!), che si è spinto a paragonarlo nientedimeno che a Piero Calamandrei?

Dobbiamo attenderci, dopo “l’attentato” con il miniduomo, il confronto, ovviamente vincente per il Cavaliere, con i martiri dell’antifascismo? Del resto chi ha osato dargli del matto furioso quando questo bel tomo si è permesso di dare del malati di mente ai magistrati italiani?

Quando, in definitiva, l’Opposizione proverà a unirsi e a chiedere l’impeachment per quest’uomo – oggi vestito con il bianco mantello dell’innocente che è stato miracolato dalla Divina Provvidenza (così egli stesso ha avviato la costruzione mitopoietica dell’episodio) – che sta compiendo ogni giorno un attentato alle basi stesse del sistema liberale?



Cosa dire se non chi usa odio fomenta odio?
A dire ben gli sta,ora si rischia pure la galera...

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11 Anni 9 Mesi fa #197736 da Morfeo
Risposta da Morfeo al topic Re:Il Berlusconismo
Ges...ops,il nostro caro Silvio,ancora provato dall'assalto,festeggia il compleanno della Biancofiore,onorevole (sic!) altoadesina. la solita p.xxxxxccia del suo seguito?


Sarà...ma non capisco perchè siano tutte avvenenti. Io non vedo nessuna deputata del PdL che assomigli minimamente ad una così:
http://blufiles.storage.live.com/y1prSC0X8Z4psuqlpMrEUm0roVfgZWAbgBo8gyh3hQ48PvLrK9HtCN_ZI373jQXJPvY
Sarà pure bruttina,ma probabilmente deve avere un Qi molto più alto di tutte queste veline messe insieme...

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11 Anni 9 Mesi fa #198389 da HelterSkelter
Risposta da HelterSkelter al topic Re:Il Berlusconismo
Argentina: un imprenditore apre un bordello e lo chiama "Berlusconi"

Juan Cabrera a Santa Fe è conosciuto come "imprenditore notturno"
un eufemismo per nasconde la sua vera attività: magnaccia!

Da parte sua Cabrera si presenta come un uomo di successo, ammiratore dei gusti e delle capacità di Silvio Berlusconi "un mostro" per dirla con le sue parole.

"Berlusconi" continua Cabrera - rappresenta nell'immaginario degli uomini di Rosario, un modello di come vivere il corpo delle donne...


generoconclase.blogspot.com/2010/01/arge...o-de-los-machos.html
:o

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11 Anni 9 Mesi fa - 11 Anni 9 Mesi fa #198440 da HelterSkelter
Risposta da HelterSkelter al topic Re:Il Berlusconismo
Tartaglia in ospedale: «Va curato».

E il pm Spataro chiede perizia sul premier

Il pm affida una consulenza per stabilire l'entità del danno.

Il Pdl: intervenga Mancino L'uomo che ha aggredito il premier si trovava a San Vittore: ora è nel reparto di psichiatria del San Carlo



Massimo Tartaglia dopo l'aggressione (Ansa)
MILANO - Massimo Tartaglia, l'uomo in carcere dallo scorso 13 dicembre per aver aggredito e ferito Silvio Berlusconi al termine di un comizio in Piazza Duomo, è stato trasferito da San Vittore al reparto di psichiatria dell'ospedale San Carlo.


LA RELAZIONE DEI MEDICI - Il trasferimento è stato deciso dal Gip Cristina Di Censo in base a una relazione dei medici psichiatri della casa circondariale milanese, dove Tartaglia è detenuto nel centro di osservazione neuropsichiatrica. L'uomo è arrivato nell'ospedale milanese intorno alle 15,30. Tartaglia, che è in stato di detenzione, si trova piantonato nel reparto di psichiatria dell'ospedale San Carlo. Il Gip Di Censo ha disposto il suo trasferimento in quanto nella loro relazione i medici di San Vittore hanno segnalato una condizione psicopatologica tale da dover essere curata in una struttura ospedaliera. Inoltre, i medici hanno rilevato che Tartaglia attualmente si trova in stato depressivo.


Il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro (Newpress)

CONSULENZA SU PROGNOSI - Nel frattempo, il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, ha disposto una consulenza medico-legale per accertare la prognosi di Silvio Berlusconi dopo l'aggressione da parte di Massimo Tartaglia, l'uomo che ha ferito il premier al volto colpendolo con un souvenir lo scorso 13 dicembre in piazza Duomo dopo un comizio. La consulenza dovrà chiarire la durata della malattia e i tempi di guarigione del presidente del Consiglio oltre alla sussistenza di eventuali postumi permanenti per le ferite riportate al viso. Spataro, come ha pubblicato oggi «Il Fatto Quotidiano», ha incaricato due esperti medico-legali che dovranno visitare Berlusconi.  _scussa_

LA REAZIONE DEL PDL - «Quanto stabilito da Spataro è al limite di ogni buon senso istituzionale. Il tribunale di Milano mette in dubbio lo stato di salute del premier tanto da stabilire una visita medica» ha sottolineato in una nota il vicecapogruppo dei senatori Pdl, Francesco Casoli. E ancora: «I giudici della procura del capoluogo lombardo continuano a sentirsi superiori a qualsiasi legge e autorità eletta democraticamente dal popolo italiano». «Chiediamo - si legge nella nota di Casoli - un intervento fermo di Mancino non solo a difesa della carica istituzionale che ricopre Berlusconi ma anche a difesa dell'arroganza di alcune toghe».

:yahoo:



Santo subito!

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11 Anni 8 Mesi fa #198808 da HelterSkelter
Risposta da HelterSkelter al topic Re:Il Berlusconismo
«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».

Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.


Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoı».

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».

Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».

Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».

Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».

Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».

Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.

A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».

Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».

Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».

E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».

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11 Anni 8 Mesi fa #199194 da HelterSkelter
Risposta da HelterSkelter al topic Re:Il Berlusconismo
Brevemente: a me fa schifo

'Faremo un'eccezione per chi porta belle ragazze''

''per chi porta le belle ragazze possiamo fare un'eccezione''

Due dichiarazioni umoristiche del vostro presidente del consiglio, simpatico come una colonscopia, durante un incontro bilaterale Italia Albania.

È evidente che lui, in qualità di miglior utilizzatore finale degli ultimi 150 anni, non si sia mai posto il problema, mentre pagava per una prestazione sessuale, quale dramma si celi dietro la prostituzione albanese. È facile che non sappia quante giovani donne albanesi sono morte ammazzate nell’ultimo decennio in Italia. Non sa, perché non se ne è mai interessato, delle bambine rapite in Albania, per essere rivendute in Italia a maiali come lui, camuffate da giovani donne.

Non è da compatire, tanto meno da scusare, come fosse il vecchio nonno un po’ andato di testa, che provoca imbarazzo emettendo flatulenze a tavola. È solo un idiota, convinto davvero di poter dar fiato alla bocca senza pensare, convinto anche di essere sempre in mezzo a suoi pari, magnaccia, mafiosi e criminali, ad una rappresentazione al Bagaglino.

A me quest’essere fa schifo.

Rita Pani (APOLIDE)
:o

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