Ultima epistola?

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11 Anni 1 Mese fa - 11 Anni 1 Mese fa #226319 da pablito pablito
Risposta da pablito pablito al topic Re:Ultima epistola?
Certo che ci sono casi di buona e anche eccellente sanita' in Italia! Figurati se lo nego, sono il primo a sostenerlo.
E' anche vero che in Italia ci sono casi estremamente frequenti di mala sanita'. Nella mia citta' natale l'ospedale c'e', ma praticamente e' come se non esistesse. Il livello di assistenza offerto equivale a quello che puoi trovare ad una agenzia di viaggi, ovvero: "prenda l'aereo e vada al nord". Questa e' la risposta per tutti e sottolineo TUTTI i casi chirurgici. Praticamente al posto della accettazione potrebbero mettere il banco check-in dell'alitalia.
Si certo, noi abbiamo i livelli minimi di assistenza garantiti. Pero', se non voglio morire sotto i ferri di una bestia conclamata che si fregia del titolo di medico chirurgo, devo pagarmi aereo, albergo, e spostarmi in un'altra citta'. E questo sia per la terapia, sia per le visite di controllo che verranno.
Ovviamente questo e' il caso di una patologia trattabile in elezione.
Poniti adesso il problema di una emergenza chirurgica, o di un ricovero in terapia intensiva... mortalita' elevatissima. Non mi arrivera' la fattura a casa, ma tanto sono schiattato, quindi chi se ne frega!
E ti ripeto che non sto dicendo che sia ovunque cosi', ma questi non sono casi isolati. E francamente da medico, ma soprattutto da cittadino, lo trovo inaccettabile e deprimente.
Per quanto riguarda gli USA, hai ragione il sistema non e' perfetto, spesso e' iniquo e migliorabilissimo. Ma sono convito che lo standard di cure in media sia piu' elevato rispetto all'italia.
Vivo a philadelphia, e si certo ci sono dei quartieri che sono piu' poveri e la situazione non e' paradisiaca. Ma hai mai visto le vele di scampia? O alcuni paesi dell'entroterra siciliano? Credi che i livelli di assistenza sanitaria possano essere paragonati a quelli di milano centro?
Per detroit hai ragione. E' un posto allucinante, considerando anche il numero di morti da arma da fuoco che ci sono giornalmente (non e' solo il sistema sanitario che potrebbe essere migliorato qui!).
Se posso chiederti, dove hai lavorato negli states?

Un'ultima cosa voglio dirtela, se hai vissuto qui sai che fra tutti gli indigenti puoi avere diverse categorie:

ci sono quelli che sono stati estremamente sfortunati, come credo avvenga anche in italia.

quelli che sono nati poveri e poveri sono rimasti, anche se in realta' l'opportunita' di studiare qui viene data a tutti, quindi alla sfortuna si aggiunge anche una piccola percentuale di inedia.

e quelli che si sono fatti una credit history con la card di macy's, hanno comprato una casa megagalattica con un mutuo pesantissimo, hanno messo una ipoteca sulla casa per comprarsi l'ultimo modello della dodge, poi si sono magicamente ritrovati sul lastrico e si sono anche ammalati. Quest'ultima categoria non e' composta da poche persone, ci sono veramente tanti decerebrati che agiscono cosi'. Poi possiamo dire che la colpa sia anche del consumismo, della societa', della pubblicita', delle assicurazioni, degli ospedali e delle aziente farmaceutiche... ed in parte e' cosi'. Ma la verita' in molti casi sta nel mezzo.

Never give up!
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11 Anni 1 Mese fa #226667 da HelterSkelter
Risposta da HelterSkelter al topic Re:Ultima epistola?
Dopamina e noradrenalina a confronto nel trattamento dello shock

08-04-2010
De Backer D, Biston P, Devriendt J, Madl C, Chochrad D, Aldecoa C, Brasseur A, Defrance P, Gottignies P, Vincent JL; SOAP II Investigators.
N Engl J Med. 2010 Mar 4;362(9):779-89.
Premessa: Sia la dopamina che la noradrenalina sono raccomandate quali farmaci vasopressori di prima scelta nel trattamento dello shock. Rimane non chiaro se uno dei due farmaci sia superiore all’altro.

Metodi: In questo studio multicentrico, pazienti con shock sono stati assegnati in modo casuale a ricevere dopamina o noradrenalina come farmaco di prima scelta per normalizzare la pressione arteriosa. Quando questo obiettivo non poteva essere raggiunto con una dose di 20 microg/kg/min di dopamina o 0.19 microg/kg/min di noradrenalina, noradrenalina, adrenalina o vasopressina potevano essere usate liberamente. Obiettivo primario è stato valutare la mortalità a 28 giorni dalla randomizzazione; obiettivi secondari hanno incluso il numero di giorni liberi da supporto d’organo e l’incidenza di eventi avversi.

Risultati: Sono stati arruolati 1679 pazienti, 858 dei quali assegnati a ricevere dopamina e 821 noradrenalina.  Le caratteristiche iniziali dei due gruppi erano simili. Non si sono state significative differenze nella mortalità a 28 giorni nei due gruppi (52.5% nel gruppo dopamina e 48.5% nel gruppo noradrenalina; rapporto degli odds con dopamina, 1.17; intervallo di confidenza al 95%, 0.97-1.42; P=0.10). Tuttavia, si sono registrati più eventi aritmici tra i pazienti trattati con dopamina piuttosto che con noradrenalina (207 eventi [24.1%] vs. 102 eventi [12.4%], P<0.001). Un’analisi per sottogruppi ha dimostrato che l’uso di dopamina è stato associato ad un maggior rischio di morte a 28 giorni, rispetto all’uso di noradrenalina, nei 280 pazienti con shock cardiogeno ma non nei 1044 pazienti con shock settico né nei 263 pazienti con shock ipovolemico  (P=0.03 per lo shock cardiogeno, P=0.19 per lo shock settico e P=0.84 per lo shock ipovolemico, nell’analisi di Kaplan-Meier).

Conclusioni: Sebbene non ci siano state differenze nella mortalità dei pazienti con shock trattati inizialmente  con dopamina o noradrenalina, l’uso di dopamina è risultato associato ad una maggior incidenza di eventi avversi.

top
Clearance del lattato vs. saturazione del sangue venoso centrale quale obiettivo del trattamento iniziale della sepsi: uno studio clinico randomizzato

03-05-2010
Jones AE, Shapiro NI, Trzeciak S, Arnold RC, Claremont HA, Kline JA; Emergency Medicine Shock Research Network (EMShockNet) Investigators.
JAMA. 2010 Feb 24;303(8):739-46.
Premessa: Il trattamento della sepsi grave e dello shock settico finalizzato al raggiungimento di obiettivi dichiarati è risultato in grado di diminuire la mortalità quando realizzato in Pronto Soccorso.

Obiettivo: Verificare l&#039;ipotesi di non inferiorità nell&#039;uso della clearance del lattato piuttosto che in quello della saturazione del sangue venoso centrale (ScvO2) quale obiettivo del trattamento iniziale della sepsi.

Disegno, contesto e pazienti: Studio multicentrico randomizzato, di non inferiorità, che ha incluso i pazienti con sepsi grave ed evidenza di ipoperfusione o shock settico ammessi nel Pronto Soccorso di uno di tre ospedali cittadini americani da Gennaio 2007 a Gennaio 2009.

Interventi: Abbiamo assegnati in modo casuale i pazienti ad uno di due protocolli di trattamento iniziale. Il gruppo ScvO2 è stato curato con l&#039;obiettivo di normalizzare la pressione venosa centrale e la pressione arteriosa media e di raggiungere una ScvO2 di almeno 70%; il gruppo clearance del lattato è stato trattato con l&#039;obiettivo di normalizzare la pressione venosa centrale e la pressione arteriosa media e di ottenere una diminuzione del lattato rispetto al suo valore iniziale di almeno il 10%. Il protocollo di studio terminava al raggiungimento di tutti gli obiettivi o dopo sei ore. Il personale sanitario responsabile delle successive cure non era informato dell&#039;esito della randomizzazione.

Principali misure di outcome: Obiettivo primario era studiare la mortalità intra-ospedaliera; la soglia di non inferiorità è stata fissata ad un livello pari a -10%.

Risultati: Sono stati arruolati 300 pazienti, 150 per gruppo. I due gruppi di studio erano ben bilanciati per caratteristiche demografiche, comorbidità e variabili fisiologiche. Non ci sono state differenze nei trattamenti messi in atto nelle prime 72 ore di ricovero in ospedale. Trentaquattro pazienti (23%) nel gruppo ScvO2 sono morti in Ospedale (95% Intervallo di Confidenza [CI], 17%-30%) rispetto a 25 (17%; 95% CI, 11%-24%) nel gruppo clearance del lattato. Questa differenza non ha raggiunto la soglia predefinita del -10% (analisi per intenzione di trattamento: 95% CI per la differenza osservata del 6%, da -3% a 15%). Gli eventi avversi attribuibili al trattamento non sono stati diversi nei due gruppi.

Conclusioni: Nei pazienti con shock settico, curati per normalizzare la pressione venosa centrale e la pressione arteriosa media, l&#039;ulteriore trattamento per raggiungere una clearance del lattato normale piuttosto che una ScvO2 normale non ha prodotto differenze nella mortalità intra-ospedaliera.

top
Terapia precoce basata sui valori di lattatemia nei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva: uno studio multicentrico, non in cieco, randomizzato, controllato

10-09-2010
Jansen TC, van Bommel J, Schoonderbeek J, Sleeswijk Visser SJ, van der Klooster JM, Lima AP, Willemsen SP, Bakker J; for the LACTATE Study Group.

Am J Respir Crit Care Med. 2010;182(6):752-61.
Premessa: Non è chiaro se il monitoraggio della lattatemia per diminuirne i livelli durante il trattamento iniziale dei pazienti critici possa migliorare l&#039;outcome.
Obiettivo: Studiare l&#039;effetto del monitoraggio e del trattamento finalizzato a ridurre i valori di lattatemia in pazienti ricoverati in Terapia Intensiva con un primo dato di concentrazione di lattato ≥3 mEq/L.

Metodi: I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi. Nel gruppo di studio, il trattamento si basava sulla lattatemia ed aveva l&#039;obiettivo di ridurne il valore di almeno il 20% nelle prime 8 ore di ricovero in Terapia Intensiva. Nel gruppo controllo, il personale sanitario non ha avuto conoscenza dei valori di lattatemia durante lo stesso intervallo di tempo (ad eccezione del dato all&#039;ammissione). Obiettivo primario è stato valutare la mortalità in ospedale.

Misure e risultati principali: Il gruppo di studio ha ricevuto più fluidi e vasodilatatori. Tuttavia,non si è registrata una significativa differenza nei valori di lattatemia nei due gruppi. Nella popolazione analizzata secondo intention-to-treat (348 pazienti), la mortalità in ospedale è stata del 43.5% (77/177) nel gruppo controllo e del 33.9% (58/171) nel gruppo di studio (p=0.067). Dopo aver aggiustato l&#039;analisi considerando i fattori di rischio definiti a priori, la mortalità in ospedale è risultata minore nel gruppo trattato secondo i valori di lattatemia  (hazard ratio 0.61, 95%CI 0.43-0.87, p=0.006). Nel gruppo di studio, i punteggi SOFA erano più bassi tra 9 e 72 ore, gli inotropi sono stati sospesi prima, i pazienti sono stati in grado di respirare senza ventilatore e dimessi dalla Terapia Intensiva più precocemente.

Conclusioni: Nei pazienti con iperlattatemia all&#039;ingresso in Terapia Intensiva, il trattamento basato sui valori di lattato ha diminuito in modo significativo la mortalità, considerando i fattori di rischio definiti a priori. Dal momento che ciò si è confermato anche considerando gli outcome secondari, lo studio suggerisce che il monitoraggio iniziale del lattato possa essere di beneficio clinico.

leggevo un po&#039; di articoli di emodinamica sullo smart on the web e visti gli ultimi due casi ho pensato di postarvi questo....e questi....buona visione

www.smartonweb.org/presentazione/

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11 Anni 1 Mese fa #226668 da HelterSkelter
Risposta da HelterSkelter al topic Re:Ultima epistola?
ps Pablito..non ho mai lavorato in usa, ci ho solo vissuto un po&#039; di anni da piccola, con i miei... stavo a santa cruz in california, simpatica cittadina per surfisti tra san francisco e los angeles....e conosco molto bene la sicilia  :o

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11 Anni 1 Mese fa #226733 da
Risposta da al topic Re:Ultima epistola?

Dopamina e noradrenalina a confronto nel trattamento dello shock

08-04-2010
De Backer D, Biston P, Devriendt J, Madl C, Chochrad D, Aldecoa C, Brasseur A, Defrance P, Gottignies P, Vincent JL; SOAP II Investigators.
N Engl J Med. 2010 Mar 4;362(9):779-89.
Premessa: Sia la dopamina che la noradrenalina sono raccomandate quali farmaci vasopressori di prima scelta nel trattamento dello shock. Rimane non chiaro se uno dei due farmaci sia superiore all’altro.

Metodi: In questo studio multicentrico, pazienti con shock sono stati assegnati in modo casuale a ricevere dopamina o noradrenalina come farmaco di prima scelta per normalizzare la pressione arteriosa. Quando questo obiettivo non poteva essere raggiunto con una dose di 20 microg/kg/min di dopamina o 0.19 microg/kg/min di noradrenalina, noradrenalina, adrenalina o vasopressina potevano essere usate liberamente. Obiettivo primario è stato valutare la mortalità a 28 giorni dalla randomizzazione; obiettivi secondari hanno incluso il numero di giorni liberi da supporto d’organo e l’incidenza di eventi avversi.

Risultati: Sono stati arruolati 1679 pazienti, 858 dei quali assegnati a ricevere dopamina e 821 noradrenalina.  Le caratteristiche iniziali dei due gruppi erano simili. Non si sono state significative differenze nella mortalità a 28 giorni nei due gruppi (52.5% nel gruppo dopamina e 48.5% nel gruppo noradrenalina; rapporto degli odds con dopamina, 1.17; intervallo di confidenza al 95%, 0.97-1.42; P=0.10). Tuttavia, si sono registrati più eventi aritmici tra i pazienti trattati con dopamina piuttosto che con noradrenalina (207 eventi [24.1%] vs. 102 eventi [12.4%], P<0.001). Un’analisi per sottogruppi ha dimostrato che l’uso di dopamina è stato associato ad un maggior rischio di morte a 28 giorni, rispetto all’uso di noradrenalina, nei 280 pazienti con shock cardiogeno ma non nei 1044 pazienti con shock settico né nei 263 pazienti con shock ipovolemico  (P=0.03 per lo shock cardiogeno, P=0.19 per lo shock settico e P=0.84 per lo shock ipovolemico, nell’analisi di Kaplan-Meier).

Conclusioni: Sebbene non ci siano state differenze nella mortalità dei pazienti con shock trattati inizialmente  con dopamina o noradrenalina, l’uso di dopamina è risultato associato ad una maggior incidenza di eventi avversi.

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Clearance del lattato vs. saturazione del sangue venoso centrale quale obiettivo del trattamento iniziale della sepsi: uno studio clinico randomizzato

03-05-2010
Jones AE, Shapiro NI, Trzeciak S, Arnold RC, Claremont HA, Kline JA; Emergency Medicine Shock Research Network (EMShockNet) Investigators.
JAMA. 2010 Feb 24;303(8):739-46.
Premessa: Il trattamento della sepsi grave e dello shock settico finalizzato al raggiungimento di obiettivi dichiarati è risultato in grado di diminuire la mortalità quando realizzato in Pronto Soccorso.

Obiettivo: Verificare l&#039;ipotesi di non inferiorità nell&#039;uso della clearance del lattato piuttosto che in quello della saturazione del sangue venoso centrale (ScvO2) quale obiettivo del trattamento iniziale della sepsi.

Disegno, contesto e pazienti: Studio multicentrico randomizzato, di non inferiorità, che ha incluso i pazienti con sepsi grave ed evidenza di ipoperfusione o shock settico ammessi nel Pronto Soccorso di uno di tre ospedali cittadini americani da Gennaio 2007 a Gennaio 2009.

Interventi: Abbiamo assegnati in modo casuale i pazienti ad uno di due protocolli di trattamento iniziale. Il gruppo ScvO2 è stato curato con l&#039;obiettivo di normalizzare la pressione venosa centrale e la pressione arteriosa media e di raggiungere una ScvO2 di almeno 70%; il gruppo clearance del lattato è stato trattato con l&#039;obiettivo di normalizzare la pressione venosa centrale e la pressione arteriosa media e di ottenere una diminuzione del lattato rispetto al suo valore iniziale di almeno il 10%. Il protocollo di studio terminava al raggiungimento di tutti gli obiettivi o dopo sei ore. Il personale sanitario responsabile delle successive cure non era informato dell&#039;esito della randomizzazione.

Principali misure di outcome: Obiettivo primario era studiare la mortalità intra-ospedaliera; la soglia di non inferiorità è stata fissata ad un livello pari a -10%.

Risultati: Sono stati arruolati 300 pazienti, 150 per gruppo. I due gruppi di studio erano ben bilanciati per caratteristiche demografiche, comorbidità e variabili fisiologiche. Non ci sono state differenze nei trattamenti messi in atto nelle prime 72 ore di ricovero in ospedale. Trentaquattro pazienti (23%) nel gruppo ScvO2 sono morti in Ospedale (95% Intervallo di Confidenza [CI], 17%-30%) rispetto a 25 (17%; 95% CI, 11%-24%) nel gruppo clearance del lattato. Questa differenza non ha raggiunto la soglia predefinita del -10% (analisi per intenzione di trattamento: 95% CI per la differenza osservata del 6%, da -3% a 15%). Gli eventi avversi attribuibili al trattamento non sono stati diversi nei due gruppi.

Conclusioni: Nei pazienti con shock settico, curati per normalizzare la pressione venosa centrale e la pressione arteriosa media, l&#039;ulteriore trattamento per raggiungere una clearance del lattato normale piuttosto che una ScvO2 normale non ha prodotto differenze nella mortalità intra-ospedaliera.

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Terapia precoce basata sui valori di lattatemia nei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva: uno studio multicentrico, non in cieco, randomizzato, controllato

10-09-2010
Jansen TC, van Bommel J, Schoonderbeek J, Sleeswijk Visser SJ, van der Klooster JM, Lima AP, Willemsen SP, Bakker J; for the LACTATE Study Group.

Am J Respir Crit Care Med. 2010;182(6):752-61.
Premessa: Non è chiaro se il monitoraggio della lattatemia per diminuirne i livelli durante il trattamento iniziale dei pazienti critici possa migliorare l&#039;outcome.
Obiettivo: Studiare l&#039;effetto del monitoraggio e del trattamento finalizzato a ridurre i valori di lattatemia in pazienti ricoverati in Terapia Intensiva con un primo dato di concentrazione di lattato ≥3 mEq/L.

Metodi: I pazienti sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi. Nel gruppo di studio, il trattamento si basava sulla lattatemia ed aveva l&#039;obiettivo di ridurne il valore di almeno il 20% nelle prime 8 ore di ricovero in Terapia Intensiva. Nel gruppo controllo, il personale sanitario non ha avuto conoscenza dei valori di lattatemia durante lo stesso intervallo di tempo (ad eccezione del dato all&#039;ammissione). Obiettivo primario è stato valutare la mortalità in ospedale.

Misure e risultati principali: Il gruppo di studio ha ricevuto più fluidi e vasodilatatori. Tuttavia,non si è registrata una significativa differenza nei valori di lattatemia nei due gruppi. Nella popolazione analizzata secondo intention-to-treat (348 pazienti), la mortalità in ospedale è stata del 43.5% (77/177) nel gruppo controllo e del 33.9% (58/171) nel gruppo di studio (p=0.067). Dopo aver aggiustato l&#039;analisi considerando i fattori di rischio definiti a priori, la mortalità in ospedale è risultata minore nel gruppo trattato secondo i valori di lattatemia  (hazard ratio 0.61, 95%CI 0.43-0.87, p=0.006). Nel gruppo di studio, i punteggi SOFA erano più bassi tra 9 e 72 ore, gli inotropi sono stati sospesi prima, i pazienti sono stati in grado di respirare senza ventilatore e dimessi dalla Terapia Intensiva più precocemente.

Conclusioni: Nei pazienti con iperlattatemia all&#039;ingresso in Terapia Intensiva, il trattamento basato sui valori di lattato ha diminuito in modo significativo la mortalità, considerando i fattori di rischio definiti a priori. Dal momento che ciò si è confermato anche considerando gli outcome secondari, lo studio suggerisce che il monitoraggio iniziale del lattato possa essere di beneficio clinico.

leggevo un po&#039; di articoli di emodinamica sullo smart on the web e visti gli ultimi due casi ho pensato di postarvi questo....e questi....buona visione

www.smartonweb.org/presentazione/

Non c&#039;è niente da fare: anche in assenza deL Becchino non si sfugge dall&#039;erudizione!

:-)

PS --> Grazie per il link

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11 Anni 4 Settimane fa #227126 da
Risposta da al topic Re:Ultima epistola?
Buonasera a tutti.

Il Cagliaritano "pleiomorfo" si spoglia dei panni di promessa del calcio per vestire quelli, al momento attuale più stimolanti, di avventuroso fuggiasco lungo il corso del Mississippi.

In attesa del ritorno deL Becchino, propongo per chi ne ha voglia un paio di Quiz presi da un sito Italiano di Medicina d&#039;Urgenza ( www.medicinadurgenza.com/ ). Perlopiù trattano argomenti già toccati nei vari casi clinici affrontati nel Tema. Rispondete se volete; ovviamente, visto le limitate competenze attuali, l'unico intervento che potrò fare sarà postare le "Soluzioni" fra uno-due giorni.

1) Che fare quando nel sospetto di emorragia subaracnoidea la TAC è negativa?
2) Se il paziente con emorragia subaracnoidea è in terapia anticoagulante, cosa occorre fare?
3) Quali sono i fattori precipitanti più comuni della tempesta tiroidea e del coma mixedematoso?
4) Quali sono le condizioni gravi da mettere in diagnosi differenziale con la tempesta tiroidea ed il coma mixedematoso?
5) Quali sono le manifestazioni cliniche della diverticolite acuta?
6) Quali sono le principali complicanze della diverticolite?

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11 Anni 3 Settimane fa #227546 da
Risposta da al topic Re:Ultima epistola?
Riporto le risposte proposte alle prime domande (con riferimenti bibliografici).

1) Considerate la gravità della patologia e l’assenza di una sensibilità del 100% della TAC è consigliabile in questi pazienti effettuare una puntura lombare. Tale esame è fondamentale specialmente nei pazienti con esame neurologico normale e cefalea grave ed improvvisa (con TAC negativa). Questo gruppo di pazienti è quello che di più può beneficiare da una diagnosi precoce. Un recente studio prospettico su 592 di PS con cefalea acuta ed esame neurologico normale ha dimostrato che tra i 61 pazienti con un’ESA il 10% aveva una TAC negativa (6 sono state le diagnosi effettuate con la puntura lombare dopo una TAC negativa).

Ann Emerg Med 2008; 51:707-713

2) E’ indicata la sospensione della terapia anticoagulante e la somministrazione IV di vitamina K e fattori della coagulazione. L’uso del complesso protrombinico è preferibile rispetto all’utilizzo del plasma fresco congelato in quanto, ai dosaggi giusti, permette una normalizzazione del valore dell’INR molto più rapida. Il rischio di morte per ESA supera di gran lunga quello di trombosi sia nella fibrillazione atriale che nella presenza di protesi valvolari meccaniche per cui, anche in questi casi, non bisogna farsi remore nel bloccare l’anticoagulazione.

Mayo Clin Proc 2007; 82:82-92

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11 Anni 3 Settimane fa #227854 da
Risposta da al topic Re:Ultima epistola?
Secondo round.

3) La tempesta tiroidea, che costituisce l’espressione estrema della tireotossicosi, è più comunemente scatenata da una concomitante infezione, mentre il coma mixedematoso, che costituisce l’estremo opposto dello scompenso tiroideo, nel 90% dei casi si verifica d’inverno perché è scatenato dal freddo. Altri fattori precipitanti lo scompenso della tiroide sono la mancanza di adesione alla terapia medica, lo scompenso cardiaco e l’infarto miocardio acuti, l’ictus, l’utilizzo di nuovi farmaci, l’intossicazione (ad esempio recente utilizzo di mezzo di contrasto iodato) e l’ablazione della tiroide.

Endocrinol Metabol Clin North Am 2006, 35:663-686

The Thyroid, Braverman LE, Utiger RD (Eds). Lippincott-Raven, Philadelphia 1996, p.871


4) Nel caso della tempesta tiroidea sono da considerare nella diagnosi differenziale qualunque tipo di delirio, compreso quello da sostante tossiche simpaticomimetiche od anticolinergiche, le crisi astinenziali da alcool, narcotici e farmaci sedativo-ipnotici, l’ipoglicemia, l’ipossia, la sepsi, il colpo di calore, le meningo-encefaliti. Anche nel caso del coma mixedematoso la diagnosi differenziale è ampia: si va dal coma in generale, allo stato mentale alterato, l’ipossia, l’ipotensione, l’ipotermia, il panipopituitarismo, l’insufficienza surrenalica, l’infarto miocardico acuto, il sanguinamento intestinale, l’iponatremia, le intossicazioni da sedativo-ipnotici, anestetici, narcotici e metalli pesanti come il litio, la sepsi. La diagnosi non è facile, tenuto presente che molte delle diagnosi indicate possono essere il fattore scatenante lo scompenso tiroideo.


Emerg Med Pract (ed. it.) 2009; 11:4-5

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11 Anni 3 Settimane fa #227950 da
Risposta da al topic Re:Ultima epistola?
Terzo round.

5) L’entità dei disturbi chiaramente varia a seconda della gravità del processo.

Di solito il paziente presenta costipazione e dolore addominale nel quadrante inferolaterale sx. Può essere palpabile una massa dolente addominale o perirettale.

L’esame del sangue occulto fecale può essere positivo. Sono comuni febbricola e leucocitosi.

N Engl J Med 2007;357:2057-66


6) Ascesso peridiverticolare, flemmone, fistola, stricture disease, occlusione intestinale e peritonite. Quest’ultima può dipendere da una rottura di un ascesso peri-diverticolare o dalla rottura di un diverticolo non infiammato.

N Engl J Med 2007;357:2057-66

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11 Anni 3 Settimane fa #228497 da HelterSkelter
Risposta da HelterSkelter al topic Re:Ultima epistola?
O_o&#039;

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11 Anni 3 Settimane fa #228499 da
Risposta da al topic Re:Ultima epistola?

O_o&#039;

??

Riguarda le risposte che ho postato?

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